Creazione e condivisione di contenuti. Licenze, etichetta o buon senso?

Una degli aspetti positivi della rete è la capacità di far parlare tutti, di dare forza alla rapida condivisione di idee e al processo creativo collettivo guidato da questo fenomeno.

Conseguenza, non troppo implicita, è una naturale evoluzione del concetto di diritto d’autore. Da una parte i conservatori cercano di forzare, per via legislativa – coercitiva, il mantenimento dello status quo su diritti d’opera acquisiti.  Dall’altra nuove modalità di distribuzione delle opere d’ingegno si stanno sempre più affermando. Ne ha parlato anche Lawrence Lessig, fondatore e amministratore di Creative Commons, nel suo intervento a Montecitorio.

Seppure interessato all’argomento non mi sono mai occupato di individuare con quale licenza avrei dovuto distribuire i miei contenuti pubblicati sul blog. Riportando quanto recentemente scrivevo su FriendFeed: “Non ho mai pensato di scrivere cose così importanti da dovermi preoccupare delle modalità di utilizzo da parte di terzi.”

licenze_Era successo in passato che qualcuno avesse di fatto ripubblicato sul suo blog un mio tutorial. Frequentemente accade che alcuni miei articoli, o parte di essi, vengano ripubblicati su aggregatori di news, come accade a molti altri blogger.

Ultimamente c’è stato un salto di qualità in questo sharing che mi porta a chiedermi e a chiedervi quali siano i confini per un utilizzo appropriato dei contenuti altrui.

L’articolo ripubblicato sul sito di una Web Agency

Wayking è una giovane web agency di Verona che decide di ripubblicare integralmente il mio resoconto sul panel “Identità e Reputazione” tenutosi a Perugia. Nessuna cortese richiesta preventiva.  Sulla pagina di Wayking viene riportato, tra parentesi, che l’ articolo è di Matteo Stagi tratto da www.matteostagi.it del 28 aprile 2010. (Nota a latere: sul sito della Web Agency i link, di colore uguale al testo, sono molto meno visibili)

Curioso notare che nel piede della stessa pagina sia riportato: Copyright © 2010 Wayking, Inc. All Rights Reserved.

Qualche ulteriore riserva la pongo sulla condivisione dell’articolo sulla loro pagina di Facebook in cui ogni riferimento all’autore originale dell’articolo scompare definitivamente.

Infine la foto presente nell’articolo: l’ho scattata io. Sul mio blog non ho ritenuto necessario specificarlo. Ma se la riutilizzi in giro forse mi farebbe piacere anche solo che tu dicessi chi è l’autore.

La presentazione all’Ignite

All’ultimo Ignite di Roma, del 8 aprile, sono riuscito ad assistere solo di striscio alla presentazione di Antonio Procentese intitolata “Cambiamo il mondo a colpi di click”. Sono entrato che era già iniziata da 1 minuto e mi trovavo lateralmente, senza potere vedere le slide.

Ho trovato molte analogie con il mio articolo Web 3.0 e turismo. Ho immaginato che lo potesse avere letto e averne tratto ispirazione. Mi ha fatto piacere.

Però, curioso, ho voluto rivedere il filmato pubblicato sul sito Ignite Italia è ho scoperto qualcosa di più di una semplice ispirazione: tutta la prima parte delle slide corrisponde al testo del mio articolo.

Ora, non me ne voglia Antonio che, tra l’altro, è uno dei miei contatti su facebook. La presentazione è stata fatta bene e non può che farmi piacere che gli sia stato così utile il mio articolo. Inoltre l’argomento trattato all’Ignite differisce da quello del mio post originale.

Mi domando (e lo domando anche a voi, sinceramente) se, in casi come questi, non sia più corretto citare almeno le fonti, così da favorire anche quel processo di distribuzione della conoscenza alla base del processo di condivisione.

Non è attraverso una licenza che si difende il sapere. Ma attraverso la diffusione di una cultura condivisa.

“Quando rubi da un autore, è plagio; quando rubi da tanti, è ricerca.” Wilson Mizner

“I cattivi artisti copiano, quelli buoni rubano.” Pablo Picasso

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2 Commenti

  1. Antonio Procentese
    Pubblicato 4 maggio 2010 alle 17:21 | Link Permanente

    Egr. Dott. Stagi,

    ho appreso del suo recente post da google alert.

    Conosco bene il valore della “memoria” nel mondo virtuale e il carattere indelebile delle affermazioni pubblicate in rete e per tali ragioni vorrei condividere la mia opinione.

    Partirei da due premesse di portata generale ma che risultano indispensabili per comprendere al meglio il mio punto di vista e il mio pensiero.

    Come prima cosa mi chiedo: “ che cosa è l’innovazione?”
    A questa domanda sento ogni giorno infinite risposte o definizioni.

    Personalmente penso che l’individuazione di destinazioni d’uso differenti al medesimo prodotto costituisca innovazione.

    Come seconda premessa vorrei esplicitare il mio pensiero inerente al post oggetto del “contendere”.

    Nel suo articolo affronta un tema (web 3.0 e turismo) di pubblico dominio in maniera generica.

    Personalmente ho avuto modo di approfondire l’argomento in occasione della manifestazione TechnologyBIZ organizzata l’anno scorso a Napoli. (http://www.technologybiz.it/)

    In tale sede si discusse con specificità l’utilizzo delle nuove tecnologie in campo turistico e ci furono presentazioni di start up che affrontarono il tema da punti di vista differenti.

    Da tempo sto analizzando il fenomeno del web 3.0 e le implicazioni socio-economiche e culturali di questo nuovo uso delle tecnologie.

    Ma ritorniamo alla presentazione.

    Vorrei con ironia, prendendo spunto da una delle sue ultime citazioni, sostenere che si tratta di ricerca.

    Come scelta metodologica, nella realizzazione della presentazione, ho preferito citare esclusivamente persone che avessero uno specifico pensiero, circoscritto dell’argomento proprio per evitare indebite appropriazioni di idee.

    Sempre con franchezza e sincerità, se qualcuno mi avesse chiesto le fonti non avrei avuto alcun imbarazzo nel segnalarLa ritenendola un professionista stimato e stimabile.

    Ma vorrei capire, in un terreno labile tra il pensiero della condivisione e le logiche proprietarie, cosa debba giustificare l’uso di strumenti e azioni di “recinzione” reputazionali e reali.

    A tal fine mi preme difendere personalmente il mio lavoro ricordando che è un melting pot di immagini, scritti, idee diverse e differenti.

    Ma vorrei dire di più ovvero l’interpretazione, l’idea, il concetto che sta alla base della presentazione è frutto esclusivo del mio pensiero e della mia volontà di condividerlo con una comunità specifica.

    Il resto non è altro che un supporto tecnico per una esplicazione migliore di un IDEA.

    E penso vivamente che ad essere tutelata attraverso strumenti e meccanismi giuridici e reputazionali debba essere l’IDEA.

    La ringrazio vivamente per avermi dato l’opportunità di esternare un mio pensiero e colgo l’occasione per augurarLe buona serata.

    Con stima,
    Antonio Procentese

  2. Matteo Stagi
    Pubblicato 7 maggio 2010 alle 09:20 | Link Permanente

    Ricevo e pubblico volentieri la replica di Antonio Procentese. Lo invito solamente a rivolgersi a me in futuro senza appellativi e titoli accademici, per una maggiore sintonia con il tono casual del blog.

    Colgo l’occasione per qualche ulteriore precisazione relativa al mio articolo:

    1. Secondo l’attuale legge sul diritto d’autore (Legge 22 aprile 1941 n. 633 e successive modificazioni – integrazioni) “Sono protette ai sensi di questa legge le opere dell’ingegno di carattere creativo che appartengono alla letteratura, alla musica, alle arti figurative, all’architettura, al teatro ed alla cinematografia, qualunque ne sia il modo o la forma di espressione.

    L’interpretazione è che

    ‘Ogni forma di testo, anche breve, è tutelata dalla normativa sul diritto d’autore e non può essere copiata, riprodotta (anche in altri formati o su supporti diversi), né tantomeno è possibile appropriarsi della sua paternità.’

    Si veda: Come viene tutelato il diritto d’autore su Internet? oppure Domande Frequenti – Diritto dell’Informatica

    2. E’ mia opinione che la difesa della proprietà intellettuale secondo la formula più stringente ‘tutti i diritti sono riservati’ mal si sposi con la natura di internet come strumento di condivisione del sapere.

    Anche volendo, d’altra parte, diventa sempre più difficile fare valere questo diritto. E un diritto è tale in quanto può essere fatto valere. Come scrivevo su FriendFeed a commento di questo articolo vedo

    a) una notevole crescita delle forme di sharing/reinterpretazione/ispirazione etc (cosa buona) per cui diventa sempre più difficile delimitare gli ambiti entro cui chiudere il concetto di plagio.

    b) una difficoltà oggettiva a perseguire anche i reati più palesi salvo paralizzando le corti di tutto il mondo (con legislazioni spesso anche molto differenti).

    c) Una crescente mancanza di cultura legata al concetto di proprietà intellettuale

    3. A fronte di questa perdita di valore ‘legale’ della proprietà delle opere di ingegno si assiste all’accrescimento del suo valore sostanziale. L’autore trae beneficio dalla distribuzione delle sue competenze, ivi compresa la capacità di raccogliere altre fonti di informazione redistribuibile.

    In questo contesto la citazione delle fonti, specie in casi di “copia-incolla” come quelli citati nell’articolo, diventa lo strumento attraverso il quale sia il proprietario dell’opera sia colui che ne opera la distribuzione (o reinterpretazione) trae ‘profitto’ dal suo lavoro e dalle sue competenze.

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