Twitter, Serra, Riotta, il mezzo e il messaggio in 140 caratteri

Apprezzo molto Michele Serra, dai tempi di Cuore. Invecchiando è forse diventato meno ironico e più moralista ma è il destino di tutti quelli che possono dire ‘ai miei tempi’. E continua a piacermi.

Oggi su ‘L’Amaca’ ha scritto che non gli piace twitter. E su twitter, come sempre in questi casi, si è aperto il coro di cinguettii dei chiamati in causa. Il popolo della rete reagisce! E anche io ho detto la mia in 110 caratteri.

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Come Michele Serra, come anzyano 40enne, anche io fatico a usare twitter come strumento di ‘dialettica’. Troppo poco spazio per articolare pensieri, troppo flusso di rumore per conversare con qualcuno. A questo mio tweet ho ricevuto risposte su twitter @matteostagi ma non sono riuscito a controbattere: sono slogan, battute. Esattamente come  il mio ‘Severo ma Giusto’. Se vogliamo confrontarci, parliamone insieme in un luogo meno asfittico e rumoroso.

Gianni Riotta, assiduo frequentatore del social network ‘del cicaleccio’, accusa Serra di confondere mezzo e messaggio. Lo fa con un tweet. E poi, forse conscio dell’eccessiva sintesi della sua risposta, procede con altri tweet per argomentare le sue tesi.

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A parte l’assenza della controparte che trasforma il tutto in un monologo, retwittato e acclamato dagli indignati cinguettanti, questa sequenza di tweet di Riotta non fa che  confermare la tesi di Michele Serra: un’analisi, un confronto vero, un dibattito non si può aprire in luogo che ti consente di pronunciare solamente piccole frasi alla volta.

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Twitter ha tantissimi altri vantaggi e potenziali. E’ uno strumento eccezionale. Ma non è una piattaforma di conversazione.

Il mezzo è il messaggio. Se io, che di mestiere non scrivo, ho ripreso questo blog per provare a esprimere il mio parere in maniera minimamente articolata, tu Gianni che sei giornalista, facci il piacere di riprendere la penna in mano e di passare meno tempo su twitter a farti acclamare.

Thanks.

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