La corsa al ranking e alla visibilità crea solo rumore nel flusso informativo

Questo post mi è stato suggerito da una involontaria gaffe comunicativa e da un video.

Il video è questo: se avete qualche secondo di tempo dateci una occhiata. Mette un pò di ansia anche a chi come me si occupa di tecnologia dell’informazione.

La gaffe comunicativa è invece questa: ho cliccato su un annuncio AdSense che diceva “Scopri un nuovo modo di comunicare! Di’ la tua sui temi di attualità.” E sono finito sul sito di Telecom Italia chiamato AVoiComunicare che apriva con il seguente post: “Il piacere del silenzio” dedicata alla giornata mondiale contro il rumore.

Anche se non si parla di rumore in senso lato, non vi pare che anche questa forsennata rincorsa a comunicare, a comunicare tutti, a comunicare a tutti i costi, non generi un rumore di fondo da cui diventa quasi impossibile distinguere l’informazione vera?

Twitter ne è un esempio. Cercando sull’argomento ho trovato l’articolo di Marco Cattaneo Quando la comunicazione é sopraffatta dal rumore in cui afferma che si è tolto da twitter proprio per l’impossibilità di filtrare l’informazione tra centinaia di tweet inutili.

Ma anche per i blog si potrebbero fare argomentazioni simili. Ho letto tanti articoli in cui si suggerisce di fare almeno un post alla settimana se si vuole promuovere il proprio sito. Un post alla settimana? E se in quella settimana non ho nulla da dire? Devo piuttosto ripostare articoli triti e ritriti, risorse viste e riviste tipo “5 plug-in per WordPress assolutamente indispensabili”? La blogosfera ne è piena.

Il risultato è che per mantenere vivo un sito, per creare traffico, per acquisire ranking si fanno rimbalzare le stesse notizie centinaia di volte. Notizie per cui non ho bisogno di seguire un blog, se voglio trovarle: mi bastano i motori di ricerca.

Così se voglio seguire alcuni blog interessanti e mi iscrivo ai loro feed ho la necessità ogni giorno di passare in rassegna centinaia di articoli da scartare. Preferirei seguire 100 blog che postano cose realmente interessanti 1 volta al mese che essere costretto a filtrare 100 post al giorno da soli 20 blog.

E su twitter? Come fa una persona normale dotata di tempo normale a disposizione a seguire 400 persone?

Ecco. Anche io oggi ho partecipato alla creazione quotidiana di rumore. Alla faccia della giornata mondiale contro il rumore, che tanto è già passata.

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2 Commenti

  1. Pubblicato 3 giugno 2009 alle 13:50 | Link Permanente

    La semplicità (nell’usare gli strumenti del Web), genera grandi responsabilità. Che molte persone non percepiscono affatto. E cliccano, pubblicano qualunque cosa. Prima o poi qualcuno dovrà spiegare loro che persino comunicare è un’arte, piccola e preziosa, da apprendere con passione e disciplina.
    Dubito che un tale discorso troverà mai molti seguaci: ma pazienza, è un lavoro che bisogna portare avanti.

  2. Matteo Stagi
    Pubblicato 4 giugno 2009 alle 04:55 | Link Permanente

    @ Marco. Su Internet il 90% degli utenti (o forse oltre) clicca e basta. Chi pubblica è una minoranza. Una minoranza evoluta che usa e sfrutta il mezzo in maniera più estesa. Ci si dovrebbe aspettare quindi, da una sua buona parte, una comprensione maggiore degli aspetti sociali della comunicazione: costruzione condivisa della conoscenza (vedi post odierno di Stefano Epifani) e non ritorno individuale a breve termine in termini di visibilità.

    Mi fa sorridere che non sei il primo a dirmi che una conversazione di questo genere non avrà particolare fortuna. Poco importa. Se questi temi non vengono portati avanti da chi si occupa di comunicazione (e anche SEO!, e anche marketing!) su internet, chi se ne dovrebbe occupare?

    Mi stancherei troppo presto a ripostare per l’ennesima volta i consigli su come usare facebook.

    Grazie del tuo intervento!

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